iù vicino alla città di Foligno, la famiglia Trinci, in omaggio al beato Paoluccio, volle edificare un convento, ugualmente intitolato a San Bartolomeo: è il San Bartolomeo di Marano, con la superba facciata e i bei chiostri, che si innalza grandioso sul colle, attorno alla torre fortilizia, in cui aveva già abitato frate Paoluccio Trinci, per sottrarsi alle persecuzioni dei confratelli.
La facciata attuale della chiesa risale al 1731-36: il progetto è stato erroneamente attribuito al celebre architetto folignate Giuseppe Piermarini, ma la data di inizio lo esclude (il Piermarini nasce nel 1734); probabilmente è da attribuirsi all’architetto Filippo Neri di Foligno ed eseguita dal Bernasconi di Vescia.
La chiesa, di stile barocco, fu ampliata nel 1600-1700, unitamente al chiostro e al convento. All’interno, la parte più pregiata è costituita dalla cappella di San Bartolomeo, dove si ammira il dipinto raffigurante il “Martirio di San Bartolomeo”, ultima opera di Nicolò Alunno, terminata dal figlio Lattanzio (1502). Di fronte a detta cappella se ne apre una seconda, simmetricamente disposta, contenente in scala ridotta una “copia fedele” del Santo Sepolcro di Gerusalemme (1676); sotto la mensa dell’altare del sacello è una scultura lignea del “Cristo morto”, dei primi del 300. Altre opere d’arte da ammirare sono: il coro ligneo di stile “certosino” e, nella sagrestia, armadi e genuflessori a intaglio e intarsio di ottima fattura (XVII sec.).
L’ingresso al convento fu decorato da frate Ippolito Lemmi da Coceto (Orvieto) con sedici storie della Beata Angela da Foligno; allo stesso autore si deve la decorazione a tempera del chiostro (1714) con un ciclo di 24 storie del beato Paoluccio Trinci.
Il chiostro, a sei arcate per lato sostenute da pilastri poligonali, fu costruito nel 1712-13. Il lato del chiostro più prezioso è quello del primitivo conventino, fatto costruire da Nicolò Trinci (circa 1406-15) e voluto da frate Paoluccio Trinci (1309-1391), figura emblematica, che in questa terra folignate rilanciò e visse l'ideale di Francesco d'Assisi.
Paolo Rossi
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